Perché

Ovvero il solito “chi siamo”, perché prima di presentarmi mi è parso giusto spiegare la logica eventuale di questo sito.

Disordinato, se volete. Come una cantina o un solaio in cui si va, raramente, a ritrovare qualcosa, a volte senza nemmeno sapere cosa: ci si va per andarci e per vedere cosa c’è, poi ci si siede per terra sfogliando quel che s’è trovato in qualche faldone polveroso, in un libro dimenticato o mai conosciuto, ci si perde nei ricordi o nei pensieri.

Faccio il giornalista, di mestiere. E sono tra i fortunati che hanno uno stipendio decente e occasioni e tempo per farsi un po’ di domande anche sul senso di quello che fanno. E quindi qui propongo un po’ di cose diverse, non propriamente “resti” ma materiale diverso da quello che rappresenta il mio lavoro quotidiano.

Una delle questioni fondamentali che mi pongo, però, e nemmeno la più importante, è quella sul senso del giornalismo: noi fondamentalmente raccontiamo ciò che vediamo come straordinario a una società che pensa di vivere nell’ordinario. In questo senso il giornalismo è in buona compagnia: cinema, letteratura… Non a caso la professione giornalistica è spesso inquadrata nei mestieri dello spettacolo, e questo in diversi paesi europei.

Ma un fatto da raccontare che cos’è? L’operaio che fa il pieno alla sua auto comprata a rate, dal benzinaio del paese? Direte di no, è notizia se l’operaio rapina quel benzinaio, o se è almeno testimone del fatto.

Ma se l’operaio improvvisamente si gira verso di voi e vi racconta la sua vita, e ve la racconta bene? Non sarà in quel caso la forza del racconto a rendere straordinaria quella vita fino a ieri così ordinaria? Non sarà capace, il racconto, di farvi immergere nella vita così così di un altro, ordinario quanto volete ma pur sempre diverso da voi, capace quindi di sorprendervi con cose che non sapevate?

Qui ordinario e straordinario si mescolano, qui tutto dipende dai punti di vista: un altro operaio troverà estremamente noioso sentirsi riproporre la sua stessa routine quotidiana; un panettiere forse meno, scoprirà qualcosa; un politico forse anche di più, se …

Lasciamo perdere. Il fatto è che una news di un minuto, un minuto e mezzo, non racconterà mai bene una vita (e forse nemmeno un fatto). E quindi in una redazione chi voglia raccontare il quotidiano di una persona qualunque viene giustamente preso per matto. Uno scrittore di talento invece può farne una storia di successo.

Io mi metto in mezzo: né scrittore di talento, né soltanto giornalista news. Ho voglia di proporvi quello che mi emoziona o mi incuriosisce nella vita, e se ad emozionarmi è una persona qualunque tanto meglio, vi proporrò anche quella con il tempo che riterrò necessario. Troverete articoli corti e lunghi, video spesso molto lunghi, in particolare nelle sezioni “interviste” e “storie”: ve li guarderete se e quando ne avrete voglia. Oltre al racconto, ai fatti e alle vite, troverete anche delle riflessioni, come in ogni blog.

C’è un altro “perché” che forse vi interessa: “il Move” (per gli amici) o eumove.it non è nome tanto “normale” per un blog. Il fatto è che mi procurai quel nome di dominio molti anni fa, quando mi illudevo, insieme ad alcuni amici, di poter democratizzare la politica europea dal basso, con un movimento di cittadini. Incontrai Franck Biancheri, un francese che era stato protagonista determinante nell’adozione del programma Erasmus, e aderii al suo Newropeans, movimento che aveva da poco fondato e che più o meno corrispondeva alla mia idea. Ne divenni coordinatore per l’Italia, conobbi molta bella gente e facemmo un percorso comune e anche divertente per un po’ di tempo.

Poi ci separammo, per una serie di ragioni che vanno da alcune mie considerazioni a un ambiente che si era “sporcato” un po’ alla malattia del presidente e fondatore, Biancheri, che era sempre rimasto la figura fondamentale e che è poi deceduto.

Il fatto però è che a quel nome di dominio mi ero affezionato, era ed è un messaggio importante e per quanto poco interattivo possa essere – almeno per il momento – questo blog ho deciso di usarlo qui. Ora non è politica, non è movimento e non è nemmeno un forum di discussione. Ma c’è l’ambizione di pensare, e chi pensa muove il mondo. Se voi pensate, lo muovete. You move it, cioè eumove.it. Ecco. Il Move, per gli amici.

Diego Malcangi