Un viaggio al termine della notte

Prendiamo in prestito il titolo del Kilowatt Festival di quest’anno, il primo a confermare la data inizialmente prevista. Un atto di coraggio anche solo provarci, visto il periodo; un segno di speranza riuscirci.

L’associazione CapoTrave/Kilowatt dunque conferma che Sansepolcro sarà ancora una volta un grande palcoscenico, e lo sarà ancora di più se si tiene conto che questa volta – Covid oblige – la città di Piero della Francesca ospiterà tutti gli spettacoli tra piazze e chiostri.

Sette giorni invece dei soliti nove, niente sale chiuse e distanze mantenute per 38 spettacoli di ogni genere: teatro, danza, concerti, circo. Come se quest’anno Sansepolcro, invece di essere una città che va in fibrillazione nel periodo del festival ma continua nello stesso tempo a vivere la propria vita – come capita ad ogni sede di una grande kermesse – divenisse un solo grande palcoscenico a cielo aperto, insomma teatro diffuso.

Dal 20 al 26 luglio dunque quasi 40 spettacoli – ritrasmessi su un maxischermo in piazza, vista la capienza ridotta di alcuni spazi – con Roberto Latini a fare da padrino: alla sua opera vengono tra l’altro dedicati una mostra, un incontro pubblico e un progetto.

La sfida vinta da Luca Ricci e Lucia Franchi, fondatori dell’associazione che dal 2013 organizza ininterrottamente il festival, è particolarmente interessante perché ha richiesto il coinvolgimento – davvero creativo, in questo caso – di tutti: artisti e istituzioni, dal Comune alla Regione Toscana al Ministero all’Unione europea e alle ambasciate di Francia e Olanda, oltre all’Institu français. Oltre a tutti gli sponsor. Considerati i tempi molto stretti e qualche evidente difficoltà (saltano alcuni spettacoli di compagnie extra-europee e alcune prime, perché gli artisti non hanno potuto provare – ma restano in cartellone ben 14 prime o anteprime nazionali e 8 spettacoli della sezione visionari) c’è da restare sorpresi.

Tanto più che, come dicono gli organizzatori, il titolo della rassegna si ispira all’omonimo romanzo di Louis-Ferdinand Céline: perché “è una notte che non finisce, ma rimane dentro di noi, qualcosa con cui dobbiamo necessariamente convivere”.

E questo naturalmente vale per tutti.

Regole per limitare la pandemia e crisi economica in una fase storica altamente imprevedibile rendono molto rischioso organizzare un festival: eppure il mondo artistico italiano è in fermento e vuole davvero ripartire.

Costretti a rinviare, ma il meno possibile: tra chi si appresta a tornare in scena segnaliamo il Festival dei due mondi di Spoleto, che si tiene solitamente tra fine giugno e inizio luglio, spostato quest’anno ad agosto: era stato annunciato un fine settimana, dal 27 al 30, ma successivamente è stato aggiunto il fine settimana precedente. Si terrà quindi in due fasi: dal 20 al 23 agosto, e dal 27 al 30.

Anche gli organizzatori del Plautus Festival di Sarsina confermano e promettono una fitta estate di spettacoli, per gli interi mesi di luglio e agosto, ma ad oggi non è ancora stato pubblicato il programma.

Poi c’è il Mittelfest, come sempre a Cividale, confermato ma rinviato agli inizi di settembre, dal 5 al 13.

Rinviato “alle prime settimane di settembre” anche InEquilibrio, a Castiglioncello.

E a Venezia, dal 14 al 24 settembre, è confermata la Biennale del Teatro 2020

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